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La Radura dell’Erica

L’ERICA

Ci troviamo in una zona arida, particolare in questo contesto di risorgive, ma riscontrabile

comunemente in ambiente di grava fluviale. Questo habitat è caratterizzato dalla presenza di alcune specie xerofile come il timo serpillo, l’eliantemo maggiore, la vedovella celeste e la vedovina selvatica. Tra queste spicca però l’erica carnicina (Erica carnea L., famiglia Ericacee), una specie che infatti predilige suoli asciutti e calcarei, prati aridi e sassosi dal piano fino ai 2000 m, sempre in posizione ben soleggiata. A seconda dell’altitudine fiorisce da fine gennaio a giugno. È una pianta che, sviluppandosi per lo più in larghezza, tende a formare dei cuscini. I fusti sono legnosi e striscianti e le foglie aghiformi. I suoi fiori sono rosa, o più raramente bianchi, raccolti in

infiorescenze e in grado di sopravvivere anche al gelo. L’erica produce una grande quantità di

nettare che le api trasformano in un miele particolarmente pregiato dal colore scuro. Tra i suoi usi in passato quello medicinale per le proprietà diuretiche. Spesso la troviamo anche nei giardini come pianta ornamentale essendo una pianta piuttosto rustica.

Leggenda sull’Erica
Si racconta che, quando Dio creò il mondo, guardò le spoglie colline scozzesi e decise che era necessaria una pianta per rendere le pendici più belle. Chiese quindi alla quercia, il più forte di tutti gli alberi, se fosse disponibile. La quercia però rifiutò dicendo che il terreno era troppo superficiale per mettere radici e fiorire. Dio allora si rivolse al caprifoglio che, con i suoi fiori gialli, avrebbe potuto diffondere la sua bellezza e fragranza sulle colline della Scozia. Ma anche il caprifoglio rifiutò perché non avrebbe potuto crescere in un terreno tanto inospitale. Fu allora la volta della rosa. Ma anche questa spiegò che non sarebbe stata in grado di sopravvivere ai forti venti  e alla pioggia battente. Sconsolato, il buon Dio si imbatté per caso in un piccolo arbusto verde e basso con piccoli fiori bianchi e viola. Era l’erica e le chiese: “Pensi di riuscire a crescere sui pendii per renderli più belli?”. L’erica, a dire il vero, non era sicura di essere in grado, ma rispose che avrebbe provato e fatto del suo meglio. Dio fu così contento che le diede tre doni: la forza della quercia, la fragranza del caprifoglio e la dolcezza della rosa.